Il
segreto
poesia è stata scritta con l'intendimento
didattico di tracciare, attraverso pennellate emozionali, il
percorso della comprensione di un vino tramite la degustazione.
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Per
giorni e giorni
a sorsi
ho ricercato
nella bocca e nel naso
il tuo segreto.
Con
occhi attenti
ho penetrato i tuoi colori
e trapassato la tua limpidezza.
Nel
muoverti sul vetro
ho studiato il tuo modo di
aggrapparti al bicchiere
per capire la forza della tua densità.
Ogni
volta che
ti ho portato al naso
una selva di pensieri non miei
mi ha allontanato
dalla tua essenza
e la mia mente
ha cercato di ovviare
con la pseudo cultura
dell'altrui conoscenza.
Ora
vorrei che mi si aprisse il cuore
e nel profumo tuo
sentir l'amore
di quel poeta che ti ha fermentato,
dell'artista che ha accarezzato
le tue uve,
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di
chi ti ha messo nel legno
e ti ha lasciato
il tempo giusto
e poi nella bottiglia,
perchè gli eccessi
della tua gioventù
arrivassero a questa meraviglia.
L'acido
che si sposa col tuo frutto
mi fa venire in mente la mia vita,
mi fa sperare che una botte esista,
che affini la durezza del tannino,
che giunga prima o poi
la morbidezza a bilanciarsi
con l'acidità.
Nella
mia bocca
la potenza dolce
avvolge ogni papilla
e, dopo, quando non ci sei più,
rimane ancora a lungo
la ricchezza del tuo corpo
e,
tutto a un tratto, non
c'è più bocca,naso, palato, mente,
ma immagini di buono, di piacere
che mi trasportano
in un mondo differente
fatto di godimenti sensoriali
e di pace interiore e di bellezza..
Leone
(Roberto Pericci)
Sommelier Professionista A.I.S.,
Degustatore Ufficiale, Relatore
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Vino
e spiritualità
Gustare significa, secondo il vocabolario Devoto
Oli, : "Percepire mediante il senso del gusto" Degustare
vuole dire qualche cosa di più, molto di più,
che percepire. Assaporare, cogliere il sapore, sentire il gusto,
percepire i profumi, i colori, comprendere la personalità,
evocare i pensieri, l'amore di chi, mediante la sua passione, ha
contribuito a creare i sapori di un prodotto, entrare all'interno
della sua complessità e comprendere tutte le componenti che
la formano. Allargare il campo percettivo per apprezzare gli equilibri
che portano al risultato finale. Bearsi dell'armonia con cui tutte
le componenti ruotano attorno al nucleo dell'essenza. Estrarre quell'essenza,
forse vuol voler dire cogliere Dio: suprema bellezza, piacere,
godimento che innesca in noi la felicità Spesso si parla
di godimenti materiali contrapposti ai godimenti spirituali,
ma è vero che esiste questa differenza? Godere è trovare
l'appagamento dei sensi, dei desideri, non fa differenza se ciò
di cui si gode è una cosa materiale o una cosa astratta.
L'equivoco nasce dal fatto che in realtà quello che pretendiamo
essere piacere materiale in realtà non è un vero piacere.
Mi spiego meglio: si può gustare un cibo, una bevanda, un
atto sessuale, uno spettacolo, una musica, un'opera d'arte, la bellezza
della natura, il piacere di un'amicizia, di un ragionamento acuto,
la bellezza di una voce o di un corpo umano. Il limite non è
nel cosa si degusta, ma nel significato che diamo al verbo degustare.
Degustare non è certamente introitare quanto più
possiamo di qualcosa che ci piace. Questo è ingozzarsi e,
purtroppo, è ciò che facciamo normalmente quando siamo
di fronte a qualcosa che ci piace. Ci ingozziamo perché non
riusciamo a estrarne il piacere che abbiamo sognato e allora dobbiamo
prenderne una quantità sempre maggiore, nella speranza di
saziare il nostro desiderio. Evidentemente sbagliamo la modalità
e finisce che più mangiamo, più ci viene fame.
Normalmente il nostro approccio al piacere è un approccio
orizzontale, tale da farci rimanere sempre sulla superficie dell'oggetto
o della persona desiderata. Se così è la soluzione
consiste nel cambiare approccio, nel verticalizzare la ricerca,
nell'andare a cercare il "noumeno" dell'oggetto
del desiderio, cibo, bevanda o persona che sia. Ecco degustare significa
andare a cercare il "noumeno", l'essenza, la parte divina
e quella non la si trova nella quantità, ma nella profondità
della ricerca. Forse non basta neppure questo, forse occorre che
il soggetto che degusta si ponga sulla stessa vibrazione dell'essenza
dell'oggetto degustato. Invece ci ingozziamo, per cercare di
colmare i buchi che abbiamo nell'anima. Ci ubriachiamo per cercare
di stordirci, scopiamo per cercare di compensare il senso di inappagamento
che ci affligge cambiando possibilmente spesso il partner nella
speranza che l'insoddisfazione dipenda da lui, crediamo di godere
e non godiamo mai. Il senso di inappagamento si allarga e ci costringe
ad ingozzarci di nuovo, in un circolo vizioso in cui ci dibattiamo
per tutta la vita. Per rompere questa catena è necessario
imparare a degustare la vita. Forse questo concetto è
troppo profondo, forse il target troppo ambizioso, troppo distante
dai limiti imposti dalla cultura del consumo. Allora proviamo ad
andare per gradi. Innanzi tutto circoscriviamo la nostra ricerca
sensoriale al campo della degustazione del vino. Perché proprio
il vino? Perché nel vino si trovano tutti gli elementi
della nostra ricerca: la storia, la filosofia, la tradizione,
gli aspetti religiosi, l'edonismo. Per imparare a degustare il vino
prima di tutto occorre apprendere una tecnica. Occorre imparare
ad analizzare ogni aspetto, distaccandolo da tutto il resto per
poi ricomporre tutti gli elementi in un "unicum" che chiamiamo
Armonia la cui reale comprensione ci colma di un piacere
profondo. Per poter davvero degustare un vino occorre entrare
dentro di esso, diventare lui e questo è un atto d'amore.
Così come amare una persona significa spogliarsi dei propri
egoismi, smettere di pensare solo alla propria apparente convenienza
e diventare la persona amata. Ma questo è lo scopo finale
che è possibile raggiungere solo attraverso un paziente apprendimento
ed allenamento preliminari. Ritornando, quindi, all'inizio del nostro
ragionamento, se "Degustare" significa percepire mediante
il gusto, occorre imparare un tecnica per percepire sempre
in modo migliore. Apprendere una tecnica di degustazione è,
quindi, il lavoro base su cui , in seguito, può svilupparsi
il raffinamento interiore che ci può consentire di estrarre
il massimo piacere dall'approccio con tutta la vita. Man, non andiamo
troppo in là e limitiamoci a considerare solo il mondo dei
cibi e delle bevande: se imparare a degustare il vino può
diventare una chiave di lettura goduriosa di tutto l'universo, come
minimo servirà ad arricchire la nostra persona di una conoscenza
e di un piacere nuovi che, anche senza guardare a fini escatologi
o spirituali, contribuiranno a renderci la vita più bella.
Leone (Roberto Pericci) Sommelier Professionista A.I.S.,
Degustatore Ufficiale, Relatore
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